27/12/2018 12:40

Veronetta ghetto nato da
intolleranza e avidità

Estetica, maledetta estetica. Si discute sull'apertura della sede di Forza Nuova a Veronetta (legittima, ma poco opportuna) e allora si ripiomba lì: fascisti e antifascisti che si fanno la guerra (per modo di dire) con tanto di presidi e sit-in.

Da un lato i cosiddetti “patrioti” (sic), che nel 2018 si auto-definiscono orgogliosamente fascisti, secondo i quali Veronetta è bella solo senza immigrati. Dall'altro gli “antagonisti” che decantano la meraviglia del multiculturalismo e del modello Veronetta.

Retorica, dannata retorica. Non se ne esce. I due fronti si specchiano, ma l'immagine è distorta. Sbagliano gli antagonisti: Veronetta non è un modello, ma è (in buona parte) un ghetto. E non va bene, perché è esattamente il contrario di un virtuoso modello di integrazione. Sbagliano bersaglio i fascisti: la colpa non è degli immigrati, che anzi sono vittime.

Il vero colpevole è il capitale, leggi quei locatori (non tutti) che a suo tempo pur di incassare affitti cospicui hanno affittato appartamenti a stranieri (comprensibilmente) disposti a tutto, anche a stringersi in dieci in quattro stanze, pur di trovare una casa (perché ancora oggi molti immigrati regolari in molte case di altre zone non sono graditi).

Diciamocelo con franchezza. Anni fa si è deciso di fare Veronetta il solo luogo dove mettere gli stranieri. Perché altrove non ci piacevano. Questa, forse, è una forma di razzismo (o comunque intolleranza) più sottile, borghese, nichilista, senza bandiere o nostalgie da ventennio (per fortuna) passato. E, sia chiaro, non alberga solo a Verona, ma ovunque regni il benessere.

E allora continuiamo a parlare di (false) contrapposizioni tra ragazzotti. E, mi raccomando, regni l'omertà sul vero problema.

Francesco Barana