16/01/2019 10:56

Il ritorno delle (finte)
verginelle violate

Rieccole. Riappaiono le (finte) verginelle violate della sinistra veronese. Piagnucolano, gemono lamenti. Viene quasi da crederci. Casus belli il concerto dell'estrema destra in memoria di Jan Palach. Ora, che Palach, eroe libertario e non certo sovranista, non c'entri nulla ideologicamente con la destra radicale è accertato dalla storia, ma siamo un Paese libero e ognuno si faccia i concerti che vuole e commemori chi gli pare.

Di certo, al solito, come in altre circostanze (il caso delle censure della biblioteca vivente al Tocatì, o dello stand gayfriendly “sposa chi vuoi”) la sinistra ufficiale veronese dopo aver contributo politicamente a far vincere Sboarina nel 2017 - tra candidati deboli e demotivati, le solite stucchevoli e masturbatorie divisioni, i pranzi di amorosa complicità in noti ristoranti del centro e il darsi di gomito tra l'attuale maggioranza e qualche consigliera radical chic decisamente nota, molto votata dai suoi e con tutte le pose da impeccabile progressista - credo non sia assolutamente credibile nel fare opposizione. Perlomeno non lo è oggi, nell'attuale assetto, esclusi un paio di consiglieri in ordine sparso (Benini e Ferrari).

Sboarina & C. hanno tanti difetti, e qui spesso li abbiamo rimarcati, ma certo non si possono accusare di incoerenza ideologica, o di ambiguità in tal senso. In sostanza, quelli sono. E si è sempre saputo che questa è un amministrazione più di destra-centro (prendo in prestito una formula nazionale del sociologo Ilvo Diamanti) che di centro-destra, lo sanno anche quelli che oggi gemono lamenti ma politicamente nulla hanno fatto due anni fa per vincere le elezioni.

Anziché isterismi e teatrini inutili, che servono solo ad annaffiare il proprio orticello elettorale e le proprie rendite di posizione, nel centrosinistra pensassero finalmente a organizzarsi per poter vincere fra tre anni.

Francesco Barana