01/02/2019 09:09

Il Carnevale senza
politica non è Carnevale

Ohibò, ora si stupiscono. Qualcuno pure si straccia le vesti. “Fuori la politica dal carnevale” dicono. I riflessi, certo, non sono dei migliori. In questa rubrica il 12 gennaio scorso avevamo svelato l'arcano, visibile a tutti, ma ancora sottaciuto. I due candidati a Papà del Gnoco, Fox e Franz – scrivevamo - sono fortemente caratterizzati politicamente.

Non avevamo torto se, per scoperchiare il vaso di pandora e accendere un dibattito fin lì tenacemente sopito un po' da tutti (in primis dai media), è bastata la presenza del sindaco Sboarina al convegno del gruppo di Fortezza Europa proprio sul carnevale e l'invettiva, qualche giorno prima, della stessa associazione della destra radicale contro Fox in quanto “attivista gay”.

Nel frattempo, mentre Fox si dichiarava fin dal principio "attivista Lgbt", Franz si faceva ritrarre fin dal principio sorridente in foto con noti politici locali del centrodestra. Entrambi molto prima che scoppiasse il bubbone.

Per questo trovo un po' surreale e anche un filo moralisteggiante, se non proprio ipocrita, l'ammonimento del Direttivo del Bacanal, che ha intimato: "Fuori la politica dal Carnevale".

Ma la politica invece c'è dentro eccome. La differenza è che, per una volta, il campo delle solite ipocrisie veronesi sembrava finalmente sgombrato. Si preannunciava uno scontro a viso aperto, tra due candidati popolari, “divisivi” e originali, con tanto di tam tam sui social e gli smartphone per andare a votare.

E invece no, dopo l'intervento del Direttivo del Bacanal tutto si è di nuovo quietato (per finta, of course), con tanto di interviste quasi riparatorie dei due candidati che minimizzavano e lanciavano banalissime dichiarazioni rassicuranti. Che palle!

Peccato che il carnevale - nato come arbitraria e paternalistica concessione del potere al popolo rivoltoso - sia da sempre tra le feste più politiche che ci siano. Una festa “reazionaria”, o "contro-rivoluzionaria", come preferite definirla. Perciò lo “scontro” politico dovrebbe essere nel suo dna. Se togliamo quello, cosa gli resta? Una festa colorata, forse divertente (questioni di gusti), ma priva del suo significato storico. Tanto vale allora abolirlo, il carnevale.

Francesco Barana