13/03/2019 17:29

Churchill e la guerra
contro Winston

I sigari, il whisky e la passione per i gatti. Una giovane infermiera, Margaret, chiamata a vegliare sui suoi ultimi giorni, più per tenere vivo il suo spirito che per prendersi cura della sua salute. Al centro di tutto ciò, lui, l’uomo che urla, sbraita, beve, pontifica e che cambierà la storia.

Winston Churchill nel racconto di Carlo Garibaldini interpretato da Giuseppe Battiston al Teatro Nuovo di Verona (GUARDA IL SERVIZIO TG), vive la vecchiaia come un’ultima sfida, con l’ironia e l’ars oratoria che ha sempre usato per manipolare e vincere, con il cinismo che però, di fronte alla semplicità, ai valori e al dolore di Margaret, diventa un’arma spuntata: «In ogni storia c’è qualcosa di nobile - lei gli urla in faccia - in questa non c’era nulla di nobile». “Questa” era la storia di suo padre che credeva in Churchill, lo venerava, poi partì per la guerra e tornò vivo ma non intero e morì, qualche anno dopo, tra le braccia della figlia.

«Il mio regno per un sigaro» è l’ultimo desiderio di un vecchio malato che non ha nient’altro da chiedere, che lotta con l’angoscia del senso di colpa e la depressione («l’unica cosa che mi ha fatto più paura di Hitler»).

Tanti applausi per Battiston e non uno di meno per Maria Roveran, all’altezza del cast e del ruolo. Un’ora e mezza preziosa per il pubblico, che però deve farsi bastare lo spettacolo: niente incontro d’approfondimento con gli attori, questa settimana salta. Repliche tutte le sere fino a domenica.

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