08/11/2019 10:02

Salute e benessere,
come sta Verona?

Terza edizione di “Salute e benessere – Come sta Verona?”, tavola tematica organizzata dall’Associazione Verona Network. Al centro la salute della persona, declinata in molteplici aspetti. Ad aprire i lavori i saluti del Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, Andrea Falsirollo, a cui hanno fatto seguito i contributi video del gruppo delle mamme no PFAS e del comitato A.S.M.A di Verona che hanno portato l’attenzione su problemi relativi all’inquinamento delle falde acquifere e dell’eccessiva cementificazione in città. A dibattere, partendo da questi spunti, il primo gruppo di relatori del convegno: Linda Chioffi, Direttore Dipartimento Prevenzione ULSS 9 Scaligera, Nicola Dell’Acqua, Direttore Area Tutela e Sviluppo del territorio, e Chiara Martinelli, Presidente Legambiente Verona.

Linda Chioffi: «Se guardiamo la popolazione dell’Ulss 9 notiamo subito come stia diventando sempre più anziana, con un’età media di 44,5 anni. Allo stesso tempo aumenta la speranza di vita e l’età di morte. Le principali cause di decesso, nella nostra Ulss, sono le malattie cardio circolatorie e diverse forme tumorali. Per questo negli ultimi anni, oltre alla prevenzione primaria, abbiamo sviluppato una prevenzione secondaria per poter avere diagnosi sempre più precocemente. Allo stesso modo, si è registrato un aumento delle problematiche legate al sovrappeso, anche nei bambini. Oltre all’alimentazione, casi di obesità sono da riferirsi anche allo scorretto stile di vita. Per questo stiamo lavorando anche nella direzione di rigenerazione di spazi urbani proprio volti alla salute dei cittadini. La prevenzione sta soprattutto negli stili di vita e non deve farla solo la sanità, ma deve partire dalla singola comunità».

Nicola Dell’Acqua: «Sulla questione P-Fas stiamo cambiando buona parte della rete idrica del Veneto ma servirà almeno un altro anno di lavoro prima di concludere la sostituzione delle fonti di approvvigionamento di Almisano e l’allacciamento dei nuovi pozzi. Al momento non abbiamo idea di come risanare la falda del vicentino, sia per questioni di estensione che per quantità di sostanze inquinanti all’interno. La prevenzione è pianificazione urbanistica e da li deve partire il ragionamento affinché il futuro del Veneto sia sempre più sostenibile».

Chiara Martinelli: «Nello studio sull’Ecosistema urbano che abbiamo presentato da poco insieme al Sole24Ore, Verona si rivela essere ferma ai livelli dell’anno scorso, al di sotto della media delle città italiane. In particolare grandi problematiche si rilevano circa la qualità dell’aria, con un aumento della quantità di automobili ogni 100 abitanti. Dal trasporto pubblico locale deve partire una pianificazione sostenibile della città, aprendo una discussione partecipa anche con i comitati e abbandonando gli interventi puntuali. Stando al verde pubblico, molto male sul verde totale per metri quadri per abitante».

Ad aprire la seconda parte del convegno i contributi video da parte di FIAB Verona e del comitato spontaneo dei cittadini no filobus, che hanno fatto emergere diverse problematiche circa la viabilità veronese e l’impatto ambientale di questi nuovi interventi. Chiamati a rispondere, questa volta, Francesco Barini, Presidente AMT Verona, Roberto Mantovanelli, Presidente Acque Veronesi, e Bruno Tacchella, Presidente AMIA.

Francesco Barini: «Innegabile che attualmente il trasporto pubblico di Verona abbia dei problemi: frequenti ritardi, mezzi poco utilizzati, confusione. Non pretendiamo che il filobus sia la soluzione ai problemi, anche perché molti quartieri rimarranno esclusi da questo progetto. Ma può essere un punto di partenza per dare ai cittadini un trasporto pubblico rapido e puntuale, utile per far cambiare mentalità a chi ancora preferisce l’utilizzo di mezzi privati. Per quanto riguarda il verde pubblico, Filovia sarà occasione per avere più verde che sarà piantato a ridosso delle nuove infrastrutture: per ognuna delle 251 essenze arboree incontrate dal filobus, e quindi rimosse, ne sarà ripiantata una nuova».

Roberto Mantovanelli: «Su indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, e soprattutto dopo il caso PFAS, ci siamo spostati su attività di prevenzione, in collaborazione con l’Ulss. Realizziamo infatti piani di sicurezza dell’acqua, monitoraggi continui con una serie di attività che sono volte ad identificare le potenziali sostanze dannose e ad oggi ignote. Ovviamente le Analisi sono relazionate con le attività della zona, per cercare le sostanze che potrebbero manifestarsi con più alta frequenza. Il piano di Verona, tra i primi in Italia, sarà completato entro il 2020. Dal 2007, Acque Veronesi ha investito 16,5 milioni euro all’anno; nel prossimo piano di investimenti che va dal 2020 al 2023, stimiamo di investire 42 milioni, numero decisamente superiore media nazionale».

Bruno Tacchella: «La cura del verde pubblico è un settore molto efficiente, più di quanto si possa percepire. Quest’anno come Amia abbiamo già piantato 300 piante e da gennaio ripartiremo con un piano di piantumazione di altri 300 alberi. Dobbiamo inoltre migliorare a 360° il settore della raccolta differenziata: serve limitare gli sprechi, un’attenta gestione dei rifiuti pericolosi, investimenti in direzione plastic free e il posizionamento di nuovi cassonetti intelligenti. Inoltre, è fondamentale portare il tema della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente anche nelle scuole: da lì deve partire la sfida per una cultura sempre più green».