17/10/2020 15:20

Preistoria Valpolicella
patto Verona-Milano

Lo studio dell’archivio di Francesco Zorzi e dei reperti archeologici dei Lessini Occidentali conservati nel Museo di Storia Naturale di Verona. Sono queste le finalità della collaborazione di ricerca avviata tra il Museo scaligero e l’Università degli Studi di Milano, che punta a riattivare l’interesse per un’area archeologica di estrema importanza per la conoscenza della Preistoria e della Protostoria del veronese e dell’Italia settentrionale.

L’accordo è stato sottoscritto in questi giorni tra il sindaco Federico Sboarina e il rettore dell’Università degli Studi di Milano Elio Franzini. I proponenti dell’iniziativa sono, per Verona, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, e per il capoluogo lombardo, il direttore del Dipartimento di Beni Cultuali e Ambientali Alberto Bentoglio.

La collaborazione di ricerca si inserisce nel quadro del progetto “Indagini archeologiche e paleoambientali nel sito preistorico delle Colombare di Valpolicella e sua valorizzazione”, diretto da Umberto Tecchiati - insegnamento di Preistoria e di Ecologia Preistorica all’Università di Milano - e da Paola Salzani - della Soprintendenza archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo -, che prevede nuovi scavi archeologici e lo studio dei reperti acquisiti dalle ricerche Zorzi, effettuate nel sito negli anni tra il 1951 e il 1954, conservati al Museo di Verona.

Obiettivo della collaborazione è la valorizzazione, in sede scientifica e di divulgazione, dei materiali d’archivio di Francesco Zorzi, direttore fra il 1945 e il 1964 del Museo di scaligero, con particolare riferimento allo scavo effettuato al sito delle Colombare di Negrar, e dei molti rinvenimenti archeologici realizzati nei Lessini Veronesi ad opera sua e, successivamente, da altri ricercatori e collaboratori del museo veronese.

Il progetto, a cui partecipa in particolare il personale della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale, intende concretizzarsi in una serie di attività scientifiche (Tesi di laurea, di specializzazione e di dottorato, pubblicazioni, convegni) e di divulgazione (conferenze al pubblico, mostre) volte ad accrescere l’interesse per un’area archeologica di estrema importanza.